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“Creare un’Agenzia che stia sopra i Consorzi dei vari comparti dell’agroalimentare per intercettare la grande domanda del turismo enogastronomico”.
E’ la proposta emersa dal convegno del Bufala Fest su “La Campania del buono” che si è svolto nella Kosmosfera del lungomare Caracciolo”. A lanciarla il direttore del Consorzio della Pasta di Gragano IGP, Maurizio Cortese che ha spiegato: “Napoli e la campania si trovano ad avere un importante e fortunato momento storico in cui c’è grande richiesta da parte dei visitatori di mete interessanti dal punto di vista della possibilità di consumo e acquisto di prodotti tipici campani. E nel mondo si registra un fatturato strepitoso connesso a questo tipo di turismo. Occorre trovare un’Agenzia centrale che ci coordini e si interfacci con la politica”.
Un’idea che ha animato il dibattito tra i diversi rappresentanti dei consorzi presenti: Marco Nobis, vice presidente ricotta di Bufala Campana Dop, Vito Rubino, vice presidente del Consorzio di Bufala campana dop, Giovanni Marino Presidente del Consorzio del Piennolo DOP, Vincenzo Peretti Direttore Consorzio del Provolone del Monaco Dop che si è detto convinto che occorra puntare sulla doppia filiera “decidendo quali prodotti destinare all’export e quali, invece, tenere esclusivamente in Campania come produzioni anche attrattive per i consumatori provenienti dall’estero: Il mercato del Provolone del Monaco dop – ha aggiunto – deve essere quello campano”.
“Scegliere i mercati su cui puntare – ha detto Marino – è un percorso che abbiamo intrapreso. L’agricoltura campana non è soltanto Dop e Igp. E’ prevalentemente altro. Dop e Igp possono essere al servizio dello sviluppo dell’agricoltura campana affinché possa recuperare ciò che ha perso”.
Al dibattito ha preso parte anche Giuseppe Orefice, presidente Slow Food Campania che si è concentrato sul tema del convegno: “il buono – ha detto – sta nei Consorzi di tutela che possono e devono fare meglio e di più di quanto fa un’associazione come Slow Food, ma anche in ciò che nasce nei terreni confiscati alla camorra, nei microbirrifici oramai divenuti 60, nel recupero e riutilizzo dei grani antichi, nelle esperienze di valorizzazione della carne bufalina
negli innovatori, nella esperienza di persone che si sforzano di trovare l’innovazione in cose semplici. Il buono – ha sottolineato – sta in chi ha resistito nell’agro-aversano”.
Il dibattito si è poi concentrato sul “buono” dei prodotti della filiera bufalina. Con Vito Rubino che ha descritto l’enorme valore dell’oro bianco della Campania – la mozzarella – e ha descritto l’importanza della sua tutela e della tracciabilità dei prodotti. Lo chef Francesco Fichera, esperto di preparazione e cottura delle carni di bufalo, ha illustrato le virtù di questo prodotto “Ricco di ferro, povero di calorie e di colesterolo. La carne della salute che si pone, con gli innumerevoli controlli ai quali è sottoposta la filiera bufalina, a cominciare dagli allevamenti, come risposta italiana ai protocolli come il TTIP che consentono l’arrivo dall’estero di carni con controlli meno restrittivi di quelli europei”.
A chiudere gli interventi il presidente dell’Associazione Filiera Bufalina e organizzatore del Bufala Fest, Renato Rocco: “In pochi mesi – ha spiegato abbiamo raggiunto 120 adesioni. Ci siamo messi in moto il giorno dopo la chiusura della prima edizione della manifestazione (che si è svolta nel settembre dello scorso anno, ndr) e abbiamo avvertito da subito l’esigenza degli operatori del settore di creare un anello di congiunzione con il cliente intermedio, ossia con il ristoratore. E così, oggi, i nostri associati sono, da un lato, i produttori di mozzarella, di ricotta, di carne di bufalo, di salumi, di dolci, di gelati e di liquori e, dall’altro, pizzerie, bracerie, pub, ristoranti , che quei prodotti li utilizzano nei rispettivi menù. Proseguiremo in questa direzione”.