Napoli, 4 giu. (askanews) – “Il buono sta nei Consorzi di tutela che – ha spiegato Giuseppe Orefice, presidente Slow Food Campania – possono e devono fare meglio e di più di quanto fa un’associazione come Slow Food, ma anche in ciò che nasce nei terreni confiscati alla camorra, nei microbirrifici oramai divenuti 60, nel recupero e riutilizzo dei grani antichi, nelle esperienze di valorizzazione della carne bufalina negli innovatori, nella esperienza di persone che si sforzano di trovare l’innovazione in cose semplici”.
>> “In pochi mesi – ha concluso Renato Rocco, presidente dell’associazione Filiera Bufalina e organizzatore del Bufala Fest – abbiamo raggiunto 120 adesioni. Ci siamo messi in moto il giorno dopo la chiusura della prima edizione della manifestazione (che si è svolta nel settembre dello scorso anno, ndr) e abbiamo avvertito da subito l’esigenza degli operatori del settore di creare un anello di congiunzione con il cliente intermedio, ossia con il ristoratore. E così, oggi, i nostri associati sono, da un lato, i produttori di mozzarella, di ricotta, di carne di bufalo, di salumi, di dolci, di gelati e di liquori e, dall’altro, pizzerie, bracerie, pub, ristoranti , che quei prodotti li utilizzano nei rispettivi menù. Proseguiremo in questa direzione”